Liceo Scientifico di Pozzomaggiore, IIa

Pa-ra-da è un film ambientato nella Romania del 1992, esattamente tre anni dopo la caduta del regime dittatoriale di Ceausescu. Miloud Oukili, giovane clown franco-algerino, decide di partire per Bucarest. Qui si trova davanti a una terribile realtà: bambini e adolescenti, i cosiddetti “boskettari”, dimorano nei canali sotterranei della città vivendo di furti, droga e prostituzione.

Il sogno di Miloud è quello di riportarli alla luce, farli tornare a vivere e ad apprezzare la vita stessa. Nonostante le difficoltà e gli impedimenti anche da parte della polizia rumena, egli riesce a restituire loro il sorriso, diritto inalienabile di ogni bambino. Così dà vita a un circo formato dagli stessi ragazzi, a cui insegna l’arte circense, ma soprattutto l’arte del sorridere.


Miloud, animato da grandi sogni, coraggio e determinazione, decide di restare in Romania al fianco di chi ha veramente bisogno di aiuto, scegliendo di sacrificare la sua vita per gli altri.

I bambini, testimoni della cruda realtà in cui viveva la Romania dal 1989, crescevano senza neanche le regole che stanno alla base delle relazioni umane. Il loro sorriso, anche dopo l’opera di Miloud, è un sorriso amaro, segnato da un passato che non si dimentica e da un futuro incerto.


Uno dei temi centrali del film è quello della povertà: Miloud ci insegna a cercare in ciascuno di noi qualcosa da donare agli altri; non dovremmo rimanere indifferenti e passivi a quanto avviene intorno a noi, ma impegnarci per migliorare la situazione.

Si affronta inoltre il tema del rispetto reciproco, valore che Miloud riuscirà a infondere negli animi dei ragazzi, coinvolgendoli in attività che li stimolino a diventare protagonisti della loro vita e del loro futuro.

Infine si analizza il problema dell’emarginazione sociale, sentito principalmente dai bambini, privi di mezzi per poter contrastare la dura realtà di cui sono vittima.


Dietro la realizzazione del film c’è una precedente documentazione del regista, che ha visitato di persona la città di Bucarest e i suoi quartieri più sinistri. È riuscito così a produrre un film di forte impatto emotivo dovuto in particolare alla fedele rappresentazione della realtà. Molte tecniche come la telecamera a mano, il campo medio, i primi piani, i colori molto spenti e gli attori non professionisti, sono atte a dar corpo al messaggio principale del film, conferendo particolare realismo alle scene.

Inoltre è particolarmente ricca di significato l’immagine finale della piramide: i ragazzi “puntando in alto” con i loro sogni sono riusciti a realizzare la piramide umana, immagine che si contrappone a quella del sottosuolo, in cui è ambientata la maggior parte della narrazione.

Infine il film presenta una sequenza di scene della durata di alcuni minuti, riportate in bianco e nero. Questo sicuramente per tornare “con i piedi per terra”: infatti il film termina con lieto fine, ma il regista vuole sottolineare che la piaga dei boskettari persiste tutt’oggi.


Per la veridicità delle immagini il film assume quasi le caratteristiche di un documentario.

Un pregio del film è che lascia spazio a riflessioni personali dello spettatore il quale viene invitato a porsi degli interrogativi e ad immaginare delle possibili soluzioni a questo fenomeno.

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